Il vino. L’Asprinio e le sue citazioni

Parte essenziale del nutrimento inteso come ricerca di perfezione e di equilibrio, piacere da non perdere e da coltivare con arte. Nettare da sorbire nella pienezza dei sensi.

 

Sante Lancerio (1500-1550), bottigliere del Papa Paolo III Farnese, grande intenditore di vini :  “Il vino asprino viene da un luogo vicino a Napoli. Li migliori sono quelli di Aversa, città unica e buona. Bianchi e rossi, questi sono meglio. Tali vini sono molto crudi, sono vini da podagrosi. L’estate è sana bevanda. Di questi S.S. usava bere per cacciare la sete avanti che andasse a dormire e diceva farlo per rosicare la flemma. A volere conoscere la sua perfetta bontà vuole essere odorifero, di colore dorato, et non del tutto crudo. Volendolo per la State, bisogna metterlo, la primavera, nella cantina, et sia si crudo che il caldo lo maturi”… “li cortigiani et cortigiane corrono volentieri alla foglietta. Anco questo vino è lodato dai Medici…... (I vini d’Italia giudicati da papa Paolo III Farnese e dal suo bottigliere Sante Lancerio,  Giuseppe Ferraro, 1879, Casale Monferrato).

 

Paolo Monelli (giornalista di Fiorano Modenese 1891/1984) lo consiglia come aperitivo “ L’Asprinio, era ancora piena estate, me lo andavo a bere come aperitivo sulla fine del pomeriggio in certi antri ombrosi lungo la Riviera di Chiaia: fresco di grotta, acidulo, pallidissimo, fra il color paglia ed il verdolino”. 

 

Mario Soldati ( Torino, 17 novembre 1906 – Tellaro  19 giugno 1999 – scrittore, giornalista, regista cinematografico, sceneggiatore e autore televisivo italiano. – “Vino al vino” -), “il grande piccolo vino”. E come era difficile trovargli fratelli, cugini, parenti anche lontani. … Io lo assaggio adesso (nella cantina di Don Antonio e Don Vicienzo Triunfo, vinai di Napoli, nei pressi della Riviera di Chiaia) per la prima volta, e ne rimango strabiliato. Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno che non si può immaginare se non lo si gusta…” La grande instabilità del vino ne rendeva obbligatoria la conservazione in profondi cellai o grotte spesso scavati nel tufo e profondi non meno di 10-15 metri, metodo utilizzato ancora oggi da molti produttori della pianura aversana.”

 

Luigi Veronelli ( Milano  2 febbraio 1926  –  Bergamo  29 novembre 2004 enologo, cuoco, gastronomo, e scrittore italiano) lo paragona ai vinhon verdes portoghesi lo bevve così, fresco di grotta: “Quando l’ho bevuto, mi sono emozionato. Ero in compagnia di un contadino, dalle parti di Aversa, e quell’Asprinio era  eccezionalmente buono. Ben lavorato, fragile elegante, …allegro brioso… Quello che mi fa rabbia è la consapevolezza di non poterlo ritrovare. L’Asprinio sarebbe un vino splendido se venisse valorizzato